Gabriele's profilethe WallPhotosBlogLists Tools Help

Gabriele

Occupation
Location
Interests
sopravvivo alla noia con scarso successo e soccombo a causa del volgare teatrino del "respiro se no muoio"

the Wall

aspettando la gallina...intanto il primo mezzo pollo è incartato
June 28

un anno sprecato per imparare che:

mai fare oggi quello che potresti fare domani
May 15

discussioni indiscusse

“devo trovare la felicità”
“e quindi stasera usciamo?”
“ma certo, posso anche rimandare di un giorno”

orgasmo

Convulsioni spastiche.
Perso in un’epilessia d’altri tempi. Uno di quegli attacchi già vissuti, diventati ormai fogli di storia della mia vita. Fogli con contorni anneriti dalla faticosa lotta contro gli agenti atmosferici.
Mi lascio andare in un delirio inaccettabile. Percepisco la mancanza di controllo. Credo di poterla definire come la peggior cosa che si possa augurare ad un collezionista di cristalli.
per creare le cose ci vuole una vita,  per provare il piacere prodotto dall’averle portate a termine probabilmente ne servirebbero due.
Ma per vedere cadere tutto a pezzi, per quello no. Per quello basta qualche minuto e, nella peggiore delle ipotesi ,qualche altra ora per realizzare realmente il disastro.
Mi tieni per mano, io lo vedo da questo inebetito e sofferente corpo che al momento non oserei definire mio. Io ti vedo accanto a me mentre con due occhi spaventati guardi una coda bianca di saliva scendere lungo la mia guancia, mentre guardi le mie pupille perdute nella notte dei sensi. I sensi di un corpo inadeguato secondo alcune forme di buonsenso biologico.
O almeno credo di vederti. Possibilmente sto solo sognando. Possibilmente non sono neanche su un pavimento impietosamente duro, incastrato in un corpo delirante, trafitto da un dolore capillare.
Ma se dovessi metterci la mano sul fuoco direi che sono sveglio, anche troppo date le circostanze.
Delle volte mi si accusa di pessimismo ma sono pronto a scommettere che chiunque, almeno una volta nella vita, abbia notato come sia sempre dagli incubi che non ci si riesca a svegliare. A comando almeno. La parte peggiore ti spetta sempre. Un climax, fino all’apice del dolore, fino alla sostanza intima in cui brilla il male.
E poi magari ti tiri su ed era solo un sogno. Il peggio è passato, è vero. Ma il fatto che sia passato sottintende che ci sia anche stato.
Per quanto riguarda il mio incubo, è ancora in corso d’opera. Sto aspettando di raggiungere l’orgasmo del dolore. E dato che non si può tornare indietro, lo aspetto con impazienza. Almeno dopo sarà tutto finito, anche per questa volta.
Non so cosa stia accadendo ma vedo tutto distorto. Distorto in una rifrazione mentale dovuta al passaggio da un mezzo reale a questo, per nulla auspicabile, mondo dei sogni.
Ma noto qualcosa in te. Qualcosa di sbagliato.
Mi guardi, e non colgo solo pietà o apprensione o chi sa quali altre emozioni più o meno gradite ma comunque giustificabili in queste circostanze.
Non so, colgo qualcosa. Microespressioni si confondono nella trama complessa del tuo viso in evoluzione.
Sarà il momento. Sarà la meschina lucidità che precede il dolore. Sarà l’adrenalina che in qualche modo sta intasando la mia percezione del reale. Ma credo di cogliere in te soddisfazione. Non so, in te colgo piacere nel guardarmi in questo stato.
È come se la meschinità naturale insita in ogni individuo emergesse adesso sulla superficie del tuo viso. È come se con lo sguardo tu mi confessassi un recondito desiderio di distruzione, la voglia perversa di voler vedere morire qualcosa. Vedere che forma abbia un’anima strattonata a forza fuori dal suo legittimo corpo, durante le scariche elettriche di una mente deforme.
Ma io non morirò, sta volta io non morirò. Non morirò per il solo piacere di deludere quella tua parte che, orrenda, si dipinge su un viso mascherato da apprensione.
I miei occhi scompaiono. Suppongo sia questo ciò che tu stia vedendo in questo momento. Le convulsioni maturano verso la loro forma più drammatica ed i miei occhi scompaiono.
Dal mio punto di vista sei tu con le tue espressioni ed il mondo che ti circonda ad infilarti sotto il mio sguardo per poi scomparire nel buio delle mie orbite.
E, come mi aspettavo, giunge il climax.
Mi concedo di non pensare, mi concedo di lasciarmi travolgere dal dolore di fronte all’assenza di altre scelte.
Alla fine tutto finirà, e non credo che sta volta morirò. Ne ho vissute di peggiori.
E posso supporre, con una certa sicurezza, che passerà anche questa.
Se è vero che non conosci realmente qualcuno fino a che non lo vedi soffrire, forse sarà altrettanto vero il contrario. Forse capisci molto anche da come qualcuno ti guarda quando a soffrire sei tu.
Ed io ti ho capito. Ce un naturale male in te.
Il naturale male che c’è in tutti gli uomini e che avevo sperato mancasse in te.
Adesso mi toccherebbe accettare la realtà. Accettare la tua lecita imperfezione. La tua naturale cattiveria. Il tuo essere umana.
Alla fine di questo climax mi toccherebbe guardarti con occhi nuovi per rileggere tutto ciò che ti riguarda in una più adatta chiave di lettura.
Ma sono un idealista. Lo sono sempre stato. Lo si diventa quando il dolore bussa alla tua porta senza alcun invito. Lo si diventa per sopravvivere.
E se la mia sopravvivenza è fatta di aspettative, non posso che ambire all’idealità per mantenermi vivo. Non si fanno compromessi con i propri presupposti. Ben vengano con tutto il resto. Ma non con i propri presupposti.
Altrimenti si finisce per inscenare teatrini in cui il dolore accorre con convulsioni fasulle ogni volta che fa più comodo. Si finisce per ridipingere i discorsi, le considerazioni e i credi con la prima sostanza a portata di mano sullo scaffale delle vernici usate.
Rimango idealista, è necessario. E quando le convulsioni si decideranno a lasciare il mio corpo, la mia mano lascerà la tua.
 
Photo 1 of 27